UN GIOIELLO IN RIVA AL MARE

Una striscia di Terra dichiarata dall’Unesco «patrimonio mondiale dell’umanità». Un gioiello naturale, lungo quanto la storica passeggiata da Riomaggiore a Monterosso, che potrebbe scomparire da qui a cinque anni, causa frane, dalle carte geografiche. L’unico modo per evitare il disastro? “Restaurare i terrazzamenti costruiti dall’uomo fin dal 1000 DC”, risponde Franco Bonanini, geometra ligure nonché ex sindaco (amatissimo) di Rio Maggiore e padre nobile del Parco Nazionale delle Cinque Terre, fondato appena tre anni fa. Bonanini ora è impegnato in un titanico tentativo di salvataggio di questo gioiello naturale a rischio estinzione. E ogni settimana chiama a raccolta un’ottantina di volontari che si calano lungo gli strapiombi e accomodano le pietre. Una ad una. Sotto i piedi, il vuoto raggiunge gli ottocento metri. Un lavoro rischiosissimo. Il problema è semplice: gli antenati di Bonanini hanno costruito, in questa esigue lingua di terra, otto milioni di metri cubi di muretti a secco, senza utilizzare la malta. La roccia è stata scavata metro per metro. Un’opera titanica ancora più apprezzabile in quanto eseguita non con il coatto né per il capriccio di alcuni sovrani ma per libera iniziativa di molte generazioni, con il solo fine di rendere produttiva una zona incoltivabile. E’ solo grazie a questo lavoro che le Cinque Terre sono rimasti in piedi così a lungo. Ma ora i muretti stanno andando in rovina e se ne cede uno, come in un perverso effetto domino, smottano anche quelli sottostanti. Il rischio è il disastro ecologico e ambientale.

Monterosso è situato in una conca che si affaccia su una insenatura al levante di punta Mesco. Due i nuclei abitativi che lo compongono: Fegina e Monterosso. Monterosso in particolare ha mantenuto le caratteristiche di borgo medievale. Ai bordi della spiaggia venne costruita fra il Duecento e il Trecento la chiesa di San Giovanni, il cui campanile era la torre di guardia delle fortificazioni genovesi. Dal porticciolo si diparte una strada pedonale a gradini porta la colle di San Cristoforo, che divide Monterosso da Fegina. Qui si trova il convento di San Francesco, affacciato sul mare, come una vedetta militare, e fondato nel Millecento. Dopo la soppressione degli ordini religiosi decisa da Napoleone, il convento divenne sede di una guarnigione militare. I frati tornarono ma nel 1866 furono di nuovo cacciati per una legge simile, ma emanata dallo stato unitario. Il convento venne adibito a lazzaretto, e la chiesa a deposito per pesce essicato. All’interno della chiesa è possibile ammirare la Crocifissione attribuita ad Antonie Van Dyck, oltre ad opere di Luca Cambiaso e Bernardo Strozzi. Nel convento vi sono due stanze dove possono essere accolti persone disposte a condividire una vita di preghiera. A Fegina c’è la stazione oppure per cercare di raggiungere Vernazza si può prendere il Sentiero azzurro che collega, alto sulla costa, i centri delle Cinque Terre. Fra vigneti, in parte abbandonati, si raggiunge Vernazza in circa 2 ore di cammino.

Vernazza
Sulla piazzetta si trovano un paio di buoni ristoranti, il Gambero Rosso e Gianni Franzi. A sinistra, in alto, la chiesa di Santa Margherita d’Antiochia. In stile gotico ligure, venne edificata sulla roccia che guarda il mare nel 1318. Imponente il campanile di 40 metri, impostata sui 4 pilastri del presbiterio. Nella parte alta del paese sono conservati ancora i resti delle fortificazioni genovesi. Vernazza è la più bella località delle Cinque Terre. Questo significa, in estate, un assalto di migliaia di turisti, molti sbarcati dai traghetti che fanno la spola con il golfo di Spezia, il Levante ligure e addirittura la Versilia. Il periodo migliore della visita è da Pasqua a giugno.
Corniglia
E’ una frazione di Vernazza, questo borgo più agricolo che marinaro, il più lontano dalla costa. Tanto che la stazione è a valle, e sono necessari 15 minuti di salita per raggiungere il paese. Corniglia è circondata da un conca dove i vigneti la facevano da padrone. Ora si cerca in vari modi di dare nuova vita e coltivazione. Purtroppo i ripidissimi terrazzamenti impediscono di ricavare un buon reddito di fronte alla fatica. Così i giovani scappano e lo scorso anno per salvare i vigneti è partita un’operazione organizzata da Slow Food in cui si chiedeva di adottare un vigneto. All’inizio di Corniglia una scalinata porta a San Pietro. La facciata ha mantenuto l’ossatura trecentesca, con un rosone in marmo bianco di Carrara opera dei maestri campionesi (1351). Sotto la chiesa un edificio con archi gotici in pietra nera, secondo la tradizione antica stazione di posta dei Fieschi.

Manarola
Domina il borgo la parrocchiale di San Lorenzo (in realtà dedicata alla Natività di Maria Vergine). Fu costruita nel 1338 in forme tardo-gotiche. Il portale ogivale della facciata presenta un pregevole bassorilievo del Quattrocento con il martirio di San Lorenzo. Il borgo non ha i caratteri nobili di Corniglia nè l’ampio approdo di Vernazza. Una vota arrivati al mare, il porticciolo è chiuso fra due speroni rocciosi, avendo così limitate capacità di ospitare le poche barche dei pescatori superstiti dopo il grande esodo verso La Spezia.

Rio Maggiore
E’ il borgo più popoloso delle Cinque Terre, il più ad est. Più vicino a La Spezia, con la quale è collegato da una comoda strada, ha goduto di questa contiguità. Gli abitanti hanno continuato a risiedere nel paese, nonostante lavorassero nel porto e nelle fabbriche del capoluogo. Singolari, quanto forse leggendarie, le origini del paese. Venne fondato intorno all’Ottavo secolo da un gruppo di profughi greci sfuggiti alla furia iconoclastica dell’ imperatore Leone III l’Isaurico. Le prime vere informazioni storiche risalgono al passaggio dai Fieschi a Genova (1276). Vicino alla parocchiale di San Giovanni Battista, costruita nel 1340, c’è la casa dove ha soggiornato varie volte Telemaco Signorini.